Vaccinazioni, fidiamoci della Scienza (intervista al dott. Giuseppe Stigliano di Francesco Pignatelli)

Vaccinazioni, fidiamoci della Scienza (intervista al dott. Giuseppe Stigliano di Francesco Pignatelli)
24 Mar
2017

“La scienza ha dimostrato che: 1) i vaccini sono sicuri, 2) i vaccini sono efficaci, 3) i vaccini sono utili. Questi sono fatti, il resto è un’opinione”. Questo è quanto scrive, tra l'altro, il prof. Roberto Burioni, medico e professore ordinario di microbiologia e virologia, autore di un libro straordinario (“Il vaccino non è un’opinione”, Mondadori). Purtroppo, però, i dati diffusi qualche mese fa dal Ministero della Salute riguardo le coperture vaccinali pediatriche a 24 mesi parlano chiaro: dal 2013 si è registrato un progressivo calo delle vaccinazioni in tutte le regioni d’Italia,“con il rischio - citando il documento - di focolai epidemici di grosse dimensioni per malattie attualmente sotto controllo, e addirittura ricomparsa di malattie non più circolanti nel nostro Paese”.

Capite adesso quanto sia importante parlare, per l’appunto, dei vaccini e delle loro implicazioni nella nostra salute. In questo lavoro di disamina, abbiamo chiesto il parere professionale del dott. Giuseppe Stigliano, dirigente medico referente presso il Dipartimento di prevenzione - SISP, presso la Asl di Brindisi. Dottore, partiamo dai dati del Ministero della Salute, i quali non sembrano molto confortanti. Non lo sono affatto. Avevamo raggiunto il traguardo in diverse regioni del 95% di vaccinati, dando, quindi una protezione pressoché totale alla popolazione. Dagli anni 2000 in poi, invece, si è creata una situazione di stabilizzazione e poi di decrescita delle vaccinazioni. Si è persa, in questo modo, la cosiddetta “immunità di gregge”, ovvero quella condizione di protezione collettiva, che portava col tempo a una scomparsa della malattia verso cui si vaccinava. È ciò che è accaduto al virus del vaiolo che, grazie all’alta percentuale di vaccinazioni a livello internazionale, è stato dichiarato scomparso l’8 maggio del 1980. È ciò che non è accaduto, invece, con il virus del morbillo e della poliomielite, che ancora continuano a dare segni di sé, soprattutto tra i più deboli. Fortunatamente la regione Puglia rappresenta un’importante avanguardia nella offerta vaccinale, essendo una delle prime ad introdurre nuovi vaccini nel calendario vaccinale previsto. Il rischio più grande in cui si incorre purtroppo è quello di non proteggere le persone appunto più deboli, ovvero coloro che hanno le difese immunitarie più basse, dal rischio di prendere la malattia. Esattamente, le cosiddette persone immunodepresse. Capite che senza di esso, infatti, non solo saremmo più suscettibili ad ammalarci, ma non potremmo nemmeno istruire il nostro corpo a difenderci da eventuali attacchi futuri, che è l’obiettivo che si pone appunto il vaccino.

Ripartiamo da quest’ultima sua affermazione. Ci spieghi bene cosa contengono i vaccini e come agiscono. I vaccini istruiscono il nostro sistema immunitario e lo rendono più forte ed efficace contro le infezioni. Essi contengono in alcuni casi dei microrganismi inattivati (uccisi) o attenuati (resi innocui), oppure porzioni o sostanze prodotte dagli stessi microrganismi, tali da immunizzarci verso quelle malattie oggetto della vaccinazione. Certamente si potrà riscontrare un rossore locale e gonfiore nel sito di iniezione, oppure una leggera febbre in alcuni bambini qualche giorno dopo l’inoculazione del vaccino. Personalmente mi spaventa meno una febbricola passeggera, che una malattia come il morbillo e le sue complicanze. Dottore, passiamo alla cronaca. E’ di pochi giorni fa la notizia di un bimbo di 22 mesi morto al “Meyer” di Firenze. La diagnosi è di meningite fulminante, causata dal Meningococco di tipo “C”. Il bambino non era vaccinato. Siamo arrivati a 7 decessi nel 2016 a causa del Meningococco di tipo “C”. Il microrganismo da cui ci si difende (con il 100% di efficacia per la fortuna di tutti noi) è la Neisseria meningitidis o meningococco. Esso è un germe che si trasmette per via aerea (tosse, starnuti) ed è il principale agente responsabile della meningite meningococcica, ovvero l’infiammazione delle meningi, le membrane che rivestono il nostro Sistema nervoso centrale. Nel 10-20% dei casi l’infezione è rapida e acuta, e il decorso è tanto veloce da determinare grossi problemi in poche ore, nonostante la terapia. Il tutto è evitabile ovviamente con una prevenzione adeguata. Per quanto riguarda il meningococco, in particolare il ceppo di tipo “C”, esiste un vaccino specifico che, secondo il calendario delle vaccinazioni, si propone ai bambini all’età dei 13-15 mesi. È questa la cosa più importante da fare, ovvero vaccinare i bambini al momento giusto, come previsto dal calendario. Attualmente vi è un falso allarmismo determinato dalla presenza della malattia (peraltro non in Puglia) sotto forma di casi sporadici e non epidemici. In questa situazione, la terapia più giusta consiste nella somministrazione alle persone che hanno avuto contatti stretti di una terapia antibiotica, ricorrendo alla vaccinazione agli adulti solo in caso di epidemia. Insomma non vaccinare i bambini come prevede il calendario vaccinale è una vera follia, un po’ come guidare a fari spenti di notte. Il rapporto InfluNet, la rete italiana di sorveglianza della influenza, ha rilevato un totale di 1.330.000 casi da fine ottobre ad oggi, con un andamento in netto aumento.

Esiste anche per l’influenza un vaccino adatto? In che misura ci protegge dalla malattia? L’influenza è una infezione da parte di specifici virus (Influenzavirus) delle vie aeree (naso, gola, polmoni) e la sintomatologia comprende generalmente febbre, tosse, malessere generale e spossatezza. Non è specifica della malattia in questione, motivo per cui è sovrapponibile a molte altre affezioni delle vie aeree, causate da altri microrganismi, anche batterici. Non esiste, dunque, un unico vaccino per la varianza delle cause, diverse fra loro, e per questo motivo non si riesce a coprire con un unico vaccino tutto l’insieme delle malattie influenzali, comprese le sindromi da raffreddamento. Si cerca di proteggere, così, ogni anno con la vaccinazione antiinfluenzale la popolazione dagli agenti che più probabilmente sono responsabili della malattia. È raccomandata in soggetti di età superiore a 65 anni e in soggetti con patologie che possono portare a gravi complicanze, se a contatto con la malattia. Mi sembra, quindi, scontato consigliare ai soggetti individuati come categorie a rischio di effettuare la vaccinazione presso il proprio medico curante al momento giusto. Sebbene l’efficacia non sia totale, si cerca quantomeno di diminuire danni irreparabili per le persone più vulnerabili.

Dottore, chiudiamo questa chiacchierata con un appello ai nostri lettori. Ringrazio voi per avermi dato la possibilità di parlare di questo tema così importante. Vaccinarsi è un obbligo morale, sia per il singolo, sia per la collettività, proprio perché diminuendo la percentuale di vaccinati si creano rischi maggiori per tutta la popolazione, non eradicando le varie malattie per cui ci si vaccina.

Vorrei, se mi consentite, chiudere con uno dei ricordi che ho di mia moglie (Ndr. la compianta dott.ssa Teresa Prete, pediatra per circa un trentennio nella nostra città), che ha vaccinato finché ha potuto i suoi piccoli pazienti, proprio perché ha sempre creduto nell’importanza delle vaccinazioni. Ricordiamo tutti la dott.ssa Prete e, personalmente, la conservo nella memoria con grande affetto. Credo che l'impegno e la forza nel ricordare questi concetti messaci da Stigliano, debbano incoraggiarci a non lasciarci prendere per i fondelli da finti scienziati e professori, ma ad utilizzare con coscienza la nostra testa capendo di chi fidarci e di chi no. Francesco Pignatelli

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