Nuccio Chionna

Nuccio Chionna

Domenica 23 aprile a San Vito dei Normanni si terrà la terza edizione de “La Resistenza del Vinile”, mostra mercato dedicata allo scambio e all’acquisto di vinili e altre rarità, giradischi usati e da collezione, riviste e poster.

A partire dalle ore 9:00 e fino alle 21:00, presso l’ex Chiostro dei Domenicani in Via Mazzini 1, si potranno comprare e vendere dischi, scambiare rarità e partecipare a eventi culturali. In programma: presentazione di libri, reading musicali, artwork, acconciature d'epoca, abbigliamento vintage, Dj set.

L’iniziativa è organizzata dall’Associazione Culturale Aeneis 2000 con il patrocinio del Comune di San Vito dei Normanni e la collaborazione di Area Vinile, Arcana Edizioni, Amarezza, Virus Arti Grafiche. Media partner Idea Radio.

Ospite dell’edizione 2017 la scrittrice e giornalista Laura Rizzo che presenta il libro “Vinicio Capossela: Canzoni a manovella” (Arcana Edizioni) ispirato al sesto album del cantautore emiliano di origini irpine e premiato dal consenso sia della critica (Targa Tenco) sia del pubblico. L'autrice ha ascoltato i protagonisti dell'album, svelandone aspetti e significati inediti. Un vero e proprio viaggio tra il vortice di richiami letterari, storici, musicali di cui rimane traccia anche nei disegni originali del cantautore, riprodotti per la prima volta all’interno del volume.

Dal punto di vista delle vendite Il mercato degli LP, dei 45 giri e dei giradischi analogici sta raggiungendo fatturati sempre più alti sfiorando cifre da record, confermando una tendenza in atto da oltre un decennio, pur rimanendo nei confini di un settore di nicchia, motivato a volte dal puro collezionismo.

La “Resistenza del Vinile” si chiuderà con buon bicchiere di vino rosso primitivo offerto dal Consorzio Produttori Vini di Manduria.

Info e contatti, email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. , Cell. 3494620917.

Scorrendo tra i vari blog che il favoloso mondo di Internet offre, ho trovato un articolo che parlava della necessità di impiegare al meglio il nostro tempo. Consigliava, in particolare, ai lettori alcune attività produttive da fare in 5 minuti. Ecco qualche esempio: praticare la meditazione, assaporare una tazza di tè, progettare col proprio compagno/a la serata, ascoltare i suoni della natura, leggere barzellette, prendere un foglio di carta e scarabocchiare, e via dicendo. Insomma, una serie di pratiche quotidiane che mirano - dice l’articolo - a ristabilire e mantenere il nostro equilibrio emotivo. Perbacco, bastano 5 minuti, fare qualche scarabocchio su un foglio bianco, chiedere al partner dove si va a mangiare questa sera oppure ascoltare il soave suono dell’oceano per ritornare sereni e trovare quello stato d’animo di atarassia e aponia, tanto caro ai nostri antenati greci? Bastano veramente solo 5 minuti per fare tutto ciò?

Professore Colucci, docente di Enogastronomia all’Istituto Alberghiero “S. Pertini” di Brindisi e nostro concittadino, a suo parere 5 minuti bastano per ritrovare la serenità? Personalmente mi sembrano davvero pochi. Direi che dipende da persona a persona. Certamente di base bisogna avere una certa tranquillità caratteriale per affrontare i piccoli problemi quotidiani. Nel mio caso specifico, dopo lo spiacevole evento, mi ci son volute alcune ore per ritrovare un poco di pace e assimilare tutto l’accaduto. E’ avvenuto tutto così in fretta: i ragazzi mi hanno chiamato di corsa, ho visto il ragazzo a terra, sono subito intervenuto e dopo qualche attimo il ragazzo si è risvegliato. Il tutto è durato, nemmeno a farlo apposta, circa 5 minuti. Saranno stati probabilmente i 5 minuti più lunghi della mia vita, e credo valga anche per tutti gli alunni e gli insegnanti presenti, e soprattutto per il povero ragazzo coinvolto. Ci credo. Ripartiamo allora dall’accaduto, che sintetizzo velocemente per i nostri lettori: la mattina del 18 gennaio, un alunno del suo istituto durante il cambio dell’ora si è accasciato a terra, in preda a convulsioni. Lei è intervenuto tempestivamente praticando la manovra di rianimazione cardio-polmonare di primo soccorso o BLS e il ragazzo si è risvegliato. Il ragazzo verrà poi trasportato in ospedale con il 118. Ora pare che stia bene.

Mi conferma il tutto? Si, e aggiungo una cosa, la più importante: il ragazzo sta bene ed è tornato a scuola a seguire regolarmente le lezioni. Per il resto, come ho detto prima, sono stati minuti di frenesia e terrore generale. Era tra la 3’ e la 4’ ora di lezione, quindi intorno alle 11. Ero in atrio e attendevo una collega per andare a fare orientamento in un’altra scuola, quando sono stato chiamato di corsa da alcuni studenti. Arrivato sul luogo indicato, ho visto il ragazzo disteso a terra in preda a convulsioni, così ho fatto chiamare immediatamente il 118 da una mia collega. Dopo qualche secondo ha smesso di tremare e si è irrigidito, ha iniziato a rantolare, mentre il volto iniziava ad assumere un colorito cianotico. Avendo capito la gravità della situazione, ho subito liberato le vie aeree e ho iniziato il massaggio cardiaco. Dopo 4 compressioni, il ragazzo di colpo è rinvenuto. Era in stato ancora di grande confusione, con lievi alterazioni per quanto riguarda l’orientamento spazio-temporale, ma quantomeno respirava e il cuore aveva ripreso a battere. Dopo qualche minuto è arrivata l’ambulanza, che l’ha portato di corsa al “Perrino”, dove poi hanno eseguito tutti gli accertamenti e le terapie del caso. A detta degli operatori, è arrivato in Pronto Soccorso che era già fuori pericolo. Non a caso quel tipo di rianimazione che lei ha applicato sul ragazzo viene chiamata anche “Manovra Salvavita”. Professore, mi sembra evidente dal suo racconto che lei sapesse già cosa fare e come agire.

Dove le ha apprese queste nozioni? Si è tenuto tempo fa nel nostro istituto un corso di aggiornamento promosso dal nostro Preside Vincenzo Antonio Micia, con la collaborazione della Croce Rossa di Brindisi, che riguardava appunto le procedure da eseguire in caso di Pronto Soccorso o Emergenza. E’ durato 20 ore ed è stato molto utile, perché mi ha fatto capire quanto sia importante sapersi muovere nelle situazioni di pericolo, in qualsiasi contesto noi ci troviamo. Invito tutti quanti a frequentare corsi di Primo Intervento, specialmente coloro i quali si trovano a lavorare in ambienti pubblici, in posti di lavoro a contatto con la gente, perché situazioni del genere, che sembrano lontane da noi anni-luce, possono in realtà presentarsi in qualsiasi istante. Soprattutto, mi viene da dire che chi ci va di mezzo sono le povere persone cui capita il disastro: se non si agisce tempestivamente con le rispettive manovre, i danni dovuti alla mancanza di sangue all’organismo, in particolare al cervello, sono irreversibili. Siamo nell’ordine dei minuti, e se per la nostra mente 5 minuti sono lunghi abbastanza da poterli sprecare in chiacchiere, per il nostro cervello non lo sono affatto.

Grazie, dunque, a questo corso e alla “freddezza” nell’intervenire rapidamente, Luigi Colucci ha potuto salvare la vita a un ragazzo. Ancor di più, ci ha dimostrato quanto sia importante essere a conoscenza delle procedure da seguire in situazioni di pericolo ed emergenza.   

Articolo scritto da Francesco Pignatelli

Il Punto di marzo

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