Xilella, che fare?

Xilella, che fare?
13 Apr
2016

Il 10 dicembre scorso, nell’Aula Consiliare, si è parlato di Xylella fastidiosa e delle misure di prevenzione per scongiurare il disseccamento rapido dell’olivo. La conferenza, organizzata dall’associazione Identità Europea e dal Centro Studi Europaitalia, coordinati a livello regionale dall’avvocato sanvitese Luca De Netto, collaboratore del nostro giornale, è stata moralmente patrocinata da Comune, Provincia e Regione.

L’avv. De Netto, ha sottolineato l’urgenza di politiche di prevenzione da attuare nel nostro territorio, al fine di scongiurare l’infezione da Xylella e ha chiesto al Sindaco di San Vito un impegno dell’Amministrazione Comunale a sostegno concreto all’agricoltura locale, ribadendo la necessità di apposite campagne informative e di sensibilizzazione.

Il Prof. Franco Nigro, scienziato dell’Università degli Studi di Bari, ha subito sgombrato il campo da facili equivoci e fraintendimenti: il disseccamento causato dalla Xylella non ha nulla a che vedere con altre patologie che, da sempre, hanno causato sintomi simili. Purtroppo, al momento, non esiste alcuna cura contro il batterio: una volta che la pianta si infetta, è destinata a morire. Per questo, l’unico rimedio è di natura preventiva, e consiste, in attesa di qualche scoperta atta a distruggere il patogeno, nella lotta senza quartiere all’insetto vettore, ossia alla c.d. cicalina sputacchina, che normalmente vive e prolifera nell’erba per poi saltare a pungere le foglie degli alberi. Il Professore, ha spiegato che non bisogna assolutamente lasciarsi andare a pratiche di diserbo chimico, perché questo non fa altro che incrementare la maturazione delle uova della cicalina e spingere le larve sugli alberi. Occorrono invece diversi interventi di aratura e/o trinciatua meccanica dell’erba, oltre che potature e concimazioni adeguate in grado di aumentare le difese naturali della pianta. Inoltre, vanno effettuati interventi mirati anche a base di prodotti insetticidi al fine di eliminare le larve scampate alle arature.

Il dibattito si è poi acceso sui protocolli di quarantena che erano previsti nel famoso “Piano Silletti bis”. In particolare, se per la scienza occorreva mettere con urgenza in quarantena i focolai, al fine di evitare che il batterio si diffondesse altrove, i rappresentati istituzionali si sono mostrati più morbidi, anche a causa delle manifestazioni di dissenso espresse da alcune associazioni ambientaliste contrarie ai tagli.

Unanimità di vedute invece sulla misura che prevedeva l’abbattimento di tutte le piante sane nel raggio di 100 metri dalla pianta trovata infetta, provvedimento su cui anche i ricercatori dell’Università di Bari hanno mostrato perplessità, data la capacità della cicalina di saltare e del batterio di infettare persino molte piante tipiche della macchia mediterranea.

Sul punto, Luca De Netto ha elencato tutti i punti di illegittimità della decisione europea 789/2015 che era alla base dell’intervento del Commissario Straordinario, chiedendo ai politici intervenuti come mai il Governo e la Regione non avessero impugnato alla Corte Europea di Giustizia un atto affetto da diversi vizi. Anche perché il limitare la distruzione alle sole piante infette avrebbe certamente evitato le grandi polemiche che hanno di fatto bloccato ogni tipo di intervento. Prendendo la palla al balzo, i consiglieri regionali Casili (M5S) e Congedo (Oltre con Fitto), intervenuti a San Vito, dopo pochi giorni hanno presentato un o.d.g. in Consiglio Regionale che ha impegnato la Regione ad interessare l’Avvocatura dello Stato per eventuali impugnazioni del “Piano Silletti bis”.

E’ invece fatto di cronaca l’intervento della Procura di Lecce che, di fatto, ha bloccato ogni misura con il rischio che i disseccamenti possano aumentare ed il patogeno diffondersi altrove. A prescindere dai tortuosi percorsi della giustizia, e di un conflitto che si prospetta tra scienza e magistratura inquirente, giova sensibilizzare l’opinione pubblica sulle poche certezze emerse dalla tavola rotonda. Ossia che al momento è necessario fare prevenzione nelle nostre campagne, considerato che la Xylella non attacca solo gli ulivi, ma anche mandorli, prugni, peschi, oleandri e persino mirto. E non va confusa con il “secco” di un tempo.